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II. Esercizi d stile, copie su commissione, copie fraudolente, copie spacciate come falsi, restauri

Artista operante a Firenze o a Siena, fine XIX sec. inizi XX sec.
Madonna con il Bambino, san Bartolomeo e san Biagio
da Girolamo di Benvenuto
Tempera su tavola, cm 163 x 137
Montalcino, Museo Civico e Diocesano d'Arte Sacra

La sezione si apre con la grande pala d'altare proveniente dal castello della Velona, oggi confluita nel Museo Civico e Diocesano di Montalcino, a lungo ritenuta l'originale del pittore quattrocentesco Girolamo di Benvenuto, ma in realtà copia fraudolenta del dipinto che, dopo varie traversie, è da ultimo confluito nella Galleria Nazionale delle Marche a Urbino. Segue la copia del Polittico di Agnano (dalla chiesa di S. Jacopo apostolo ad Agnano, presso Pisa) realizzata intorno al 1936 da Federico Joni. L'opera trecentesca di Cecco di Pietro, così come il suo doppio, sono oggi proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa. Il polittico di Joni, che sostituì, ad insaputa delle autorità competenti, l'ancona trecentesca nella chiesa di Agnano, recuperato tra le macerie di un bombardamento di guerra, fu in seguito creduto l'originale e erroneamente pubblicato come tale da illustri studiosi.

Sono esposte copie eseguite per esercizio stilistico, copie artatamente invecchiate su richiesta del committente, copie richieste a Joni da facoltosi aristocratici come i Serristori di Firenze, copie di opere celebri, in scultura e in pittura destinate a ingannare antiquari e collezionisti italiani e stranieri. Dalla lunetta donatelliana in marmo di Torrita di Siena, realizzata certamente con dolo dallo scultore Fulvio Corsini intorno al 1925, alla tavola con il San Francesco firmata da Margarito d'Arezzo del Kunsthaus di Zurigo, pubblicata fino ad anni recenti come replica del dipinto della Pinacoteca di Siena, ma in realtà astuto rifacimento oggi restituito al pittore e restauratore Bruno Marzi (Siena, 1908-1981). Di un altro suggestivo marmo donatelliano concesso dalla collezione Amedeo Lia di La Spezia, derivato da un dettaglio dell'Altare del Santo a Padova, è qui proposta l'attribuzione a Fulvio Corsini.

È esposto inoltre il ghirlandaiesco Ritratto di giovinetta con gli attributi di santa Caterina d'Alessandria della collezione Chigi Saracini di Siena, che sostituisce l'originale oggi finito, dopo varie traversie, al Clark Art Institute di Williamstown nel Massachusetts. Le curiose vicissitudini subite dai due dipinti, legano il nome di Federico Joni a quello del rinomato antiquario fiorentino dell'epoca, Elia Volpi.

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